Le carezze

Eric Berne ha descritto la fame di stimolo quale bisogno fondamentale dell’uomo.

La carezza è qualcuno che ci guarda con affetto, che ci grida “ciao” dalla casa vicina, che ci telefona per il solo piacere di farlo, che ci scrive una cartolina, che viene a trovarci, che si congratula con noi per un successo, che ci chiama per nome, che ci dà un colpetto sulla spalla, che parla bene di noi con gli altri e fa in modo che veniamo a saperlo. La carezza è qualcosa che appaga il nostro Bambino. La carezza ci dà gioia, ci dà energia, ci fa sentire vivi.

Lo psicologo A. Maslow definisce la carezza stimolazione ottimale e la colloca al primo posto insieme al cibo e all’acqua nella gerarchia dei bisogni umani.

E’ evidente quindi quanto siano importanti il contatto fisico, la manipolazione, le carezze che i neonati ricevono da chi, in genere, se ne prende cura. Appare inoltre poco rilevante se lo stimolo fisico sia piacevole o spiacevole, poiché di fatto è indispensabile che il bambino abbia contatti fisici (toccamenti, segni di riconoscimento, carezze, ecc).

Da varie osservazioni e ricerche si desumono le seguenti regole:

  • L’essere umano ha bisogno di riconoscimenti
  • Le carezze sono il segno di riconoscimento della presenza dell’altro
  • Una carezza negativa è meglio dell’assenza di carezze.

Fin da piccoli alla mancanza di carezze positive si impara a rimediare con dei modi per ottenere carezze negative piuttosto della loro privazione. Da adulti è possibile riproporre tale schema infantile continuando a cercare carezze negative e collezionando dei comportamenti che svilupperanno i giochi psicologici, le emozioni parassite, o il copione.

Va sottolineato inoltre che la quantità di carezze indispensabile per la sopravvivenza di ciascuno varia da persona a persona.

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